DALLA FONDAZIONE ALLA RICOSTRUZIONE
(Estratto dalla relazione “Storia ed impegno sociale cristiano della Società Operaia Cattolica di N.S.di Misericordia” tenuta da Mons. Lorenzo Vivaldo, Vescovo di Massa Marittima e Piombino, nel novembre 1982, centenario della Società)
Don Pietro Fontanini, parroco di S.Giovanni Battista in San Domenico, che aveva patrocinato con il suo Collaboratore Don Luigi Massone, il sorgere della società “S. Alessandro tra gli Operai Facchini ed affini”, promosse un incontro, la sera del 28 settembre 1882, di un gruppo di volonterosi Angelo Frugoni, Francesco Semeria, Francesco Garassino, Giovanni Dominici, Gaetano Garlasco, Nicolò Corrado, Carlo Astengo, Angelo Frumento, Andrea Martinengo, Pasquale Frumento, Luigi Casanova, Carlo Naselli Feo.
In tale incontro si pensò alla costituzione di una Società Operaia Cattolica.
Il 26 novembre dello stesso anno, sotto la presidenza del canonico don Pietro Fontanini, si riuniva nell’oratorio di Nostra Signora di Castello un centinaio di persone di vari ceti sociali che decideva la costituzione della società sotto il titolo della nostra Signora di Misericordia.
Nella stessa assemblea venne eletto presidente della neonata società l’avvocato Andrea Martinengo e venne stabilita la Sede nel Palazzo Cassinis in via Pia.
Il 7 gennaio 1883, nella Cappella Sistina, con l’intervento del vescovo Mons. Giuseppe Boraggini, la Società iniziava ufficialmente la sua attività e in breve tempo giunse ad oltre 200 soci.
Il 22 giugno 1883 il vescovo Mons. G. Boraggini benediceva la bandiera della Società, con una festa memorabile, alla quale parteciparono rappresentanze di associazioni affini provenienti da varie parti d’Italia.
Si costituì una filodrammatica, nacque la banda sociale e secondo le condizioni del tempo, la Società rivolse una attenzione particolare “al mutuo soccorso, ravvivato dallo spirito religioso”.
Venne istituito un servizio di assistenza sanitaria, affidato al dottor Molfino con un onorario di trecento lire annue. In un primo tempo tale servizio era riservato ai soli soci, ma venne poi esteso ai loro familiari, con le prestazioni di altri due sanitari.
Vi fu anche una convenzione con la Farmacia Farina per una riduzione del prezzo dei medicinali a favore dei soci.
Nel 1885 venne costituito un fondo per le pensioni ai soci invalidi e alle vedove dei soci.
Si stabili anche un concorso della Società per i funerali dei soci e si stipularono convenzioni con un panificio e con negozi per la fornitura di pane e generi alimentari ai soci a prezzi di favore.
Questi interventi, a vantaggio delle categorie che allora non avevano tutela o assistenza di alcun genere attirarono il consenso della cittadinanza e in particolare dei lavoratori e le adesioni crebbero portando in breve il numero dei soci a oltre seicento. Così si dovettero cercare sedi sempre più spaziose, da via Pia a via Quarda Superiore per arrivare finalmente, in tempi diversi e con tante peripezie, alla sede definitiva in via Famagosta.
Il primo presidente avvocato Andrea Martinengo nel giugno 1888 presentava le dimissioni e poco dopo si apprendeva che egli aveva deciso di entrare in Seminario. Ordinato sacerdote il 21 settembre 1890, svolse una generosa attività di apostolato in anni nei quali Savona conosceva un rapido e grandioso sviluppo con l’apertura di Via Paleocapa, per la quale dovette essere abbandonato e demolito l’antico Seminario.
La costruzione di quello nuovo alla Villetta per opera di Monsignor Leopoldo Ponzone, al quale il Martinengo era particolarmente legato, dette l’avvio allo sviluppo urbanistico della città.
Il Martinengo fu protagonista della fondazione del giornale cattolico “Il Letimbro” avvenuta nel 1892, dell’apertura dell’Oratorio Salesiano nel 1893, della fondazione del circolo Pio VII nel 1894 e, nel 1897 del circolo Universitario Pietro Giuria del quale fu assistente ecclesiastico fino alla morte avvenuta il 5 dicembre 1900.
In tutte queste vicende ritroviamo i nomi dei benemeriti animatori della Società Operaia Cattolica e in particolare di coloro che successero al Martinengo nella presidenza: dal 1889 al ‘91 il noto pittore Domenico Buscaglia, dal ‘91 al ‘93 il comm. Angelo Frugoni, e poi Carlo Tissoni, Paolo Delle Piane, i Conti Carlo e Luigi Naselli Feo, l’avvocato Gustavo Cuneo.
Erano gli anni nei quali i cattolici, dopo l’enciclica “Rerum novarum” del 15 maggio 1891, il cui anniversario era regolarmente celebrato con manifestazioni a carattere sociale, si impegnarono vivacemente non solo nel campo delle attività pratiche, ma anche in quello della cultura.
Così la Società Operaia Cattolica promosse la costituzione nel 1905 del circolo “Pensiero e Azione” nel quale negli anni tribolati della crisi modernista operarono e si formarono tra tanti altri Paolo Cappa, Angelo e Giuseppe Magnano, Giuseppe e Luigi Tissoni, Antonio Tissoni poi missionario in Cina, Gustavo e Filippo Cuneo, Angelo Barile, Filippo Noberasco, Mario Grondona, Amedeo Gazzolo. Cesare Bracale.
Molti sacerdoti collaborarono validamente a questa opera di aggiornamento culturale e tra questi si ricordano don Vincenzo Sguerso, poi canonico della Cattedrale Basilica e per qualche tempo assistente ecclesiastico della Società Cattolica e don Gerolamo Baglietto, immaturamente scomparso, anche lui assistente ecclesiastico della Cattolica e animatore di altre attività come l’Associazione Nicolò Tommnaseo fra i maestri cattolici.
Nel 1914 divenne presidente della Società Operaia Cattolica il notaio Giuseppe Oxilia, altro benemerito di tante opere cattoliche savonesi e per tanti anni amministratore della Banca Piccolo Credito Savonese, altra fortunata iniziativa cattolica nel campo sociale, in tempi abbastanza recenti assorbita dalla Banca di Novara.
Scoppiata la tremenda guerra mondiale le attività sociali subirono per forza di cose un ristagno.
Cinque soci della Cattolica sacrificarono al fronte le loro giovani esistenze: Egidio Bazzano, Antonio Calcagno, Stefano Frumento, Andrea Rosso e Luigi Piombo.
Dopo il conflitto la Società riprese le sue attività.
Per il servizio sanitario prestò la sua opera per molti anni il dottor Davide Folco.
Nel 1919 nacque la sezione bocciofila, divenuta in seguito associazione autonoma e venne costituita a Lavagnola una sezione giovanile, trasformatasi poi nel circolo “Alessandro Manzoni” della gioventù cattolica.
Anche a Savona venne costituita una sezione giovanile, divenuta poi il “Circolo Naselli Feo” che educò all’Azione Cattolica tutta una generazione di giovani.
Nel novembre del 1922, con un discorso del professor Lorenzo Gaibissi, si celebrava il quarantennio della Società e in quella occasione si poneva il problema di assicurare la proprietà del locale di via Famagosta nel quale la Società stessa aveva sede dal 1914.
Il presidente Oxilia, coadiuvato dal giovane segretario Antonio Robatto e da altri soci, avviò le trattative ed il 29 novembre 1923, con un atto legale, un gruppo di soci e benefattori si impegnava a versare le quote occorrenti per l’acquisto dello stabile e dell' annesso giardino.
Il 2 dicembre 1923 venne firmato il compromesso con il proprietario dello stabile e finalmente il 22 maggio 1925 veniva stipulato l’atto di acquisto con l’assegnazione delle quote alle persone che avevano contribuito.
Avuta la proprietà, in un angolo del giardino venne costruito, con un contributo della Banca Piccolo Credito Savonese, un ampio salone per riunioni e convegni.
Le attività, per non destare allarmi e sospetti, vennero in parte poste sotto l’egida del Centro Diocesano Uomini di Azione Cattolica, il cui Presidente cav. Giovanni Venturino e l’Assistente ecclesiastico Can. G. B. Parodi, più tardi Vescovo di Savona, orga-nizzarono riunioni, conferenze, corsi di istruzione religiosa e di informazione sociale.
Nella sede della Società si svolsero per anni, fino alla costruzione della chiesa di San Raffaele al Porto e degli annessi locali di ritrovo, le attività dell’Apostolato del Mare nato dalla Conferenza “Stella Maris” della San Vincenzo per impulso principalmente dell’ing. Filiberto Guala, Vice dirigente delle Funivie Savona - San Giuseppe.
Nel frattempo al presidente Oxilia era succeduto nel 1931 l’ing. Giovanni Sugliani.
Dal 1933 al 1936 fu presidente l’impresario edile Emilio Cristoforoni, figlio di un antico e benemerito socio e poi, dal 1936 al 1943, il libraio Vittorio Fraviga, distintosi anche come presidente della P. A. Croce d’Oro e della Sezione savonese della Croce Rossa.
In quegli anni la continuità della vita sociale fu assicurata specialmente dall’assistente ecclesiastico don Carlo Mario Poggio di antica famiglia savonese, per tanti anni vice parroco in SantAndrea. morto in ancor valida età il 26 dicembre 1949.
Le mura della Società crollarono in gran parte nel bombardamento aereo del 22 ottobre 1943.
Il 1 febbraio 1944 fu nominato presidente della Società il segretario Antonio Robatto che insieme con il notaio Oxilia era stato artefice dell’acquisto della sede.
Egli, coadiuvato da generosi amici, tra cui Carlo Wingler, Angelo Piccardo, Antonio Saccomani. Lorenzo Cristoforoni, si sforzò di salvare il salvabile e di rendere agibili i pochi locali più o meno abitabili.
In quei locali, appena finito il terribile conflitto, si svolsero i primi corsi di formazione sociale, animati da Monsignor Parodi allora Vicario generale del vescovo Mons. Pasquale Righetti ed ebbe vita il primo circolo delle ACLI sotto la presidenza del professor Casirati.
Benemerenza perenne del comm. Antonio Robatto resterà la ricostruzione della sede sociale e la sistemazione giuridica della proprietà, mediante la donazione, da parte degli intestatari, all’Ente Cattedrale Basilica di Savona.
Il 22 marzo 1946 in una sala del palazzo vescovile, alla presenza del Vescovo Mons. Righetti, il Notaro Oxilia rediva l’atto di donazione fatta all’Ente Chiesa Cattedrale N.S. Assunta in Savona unicamente per meglio garantire la stabilità giuridica dell’immobile oggetto della donazione.
Lo stabile con tutte sue pertinenze dovrà servire esclusivamente come sede sociale della Società Operaia Cattolica “Mater Misericordiae” di Savona, che ne assume con piena autonomia, in persona del suo Presidente, il possesso, l’uso e l’amministrazione, con a suo carico le spese di manutenzione, ogni tassa ed onere gravante sull’immobile stesso e con l’obbligo di mantenerlo in buono stato di conservazione.
Avuta la piena proprietà fu possibile avviare la pratica per il risarcimento dei danni di guerra, trattandosi di opere di ministero pastorale, delle quali era prevista dalla legge la ricostruzione con il contrito dello Stato.
Nell’atrio della Sede una bella epigrafe dettata dal poeta Angelo Barile, grande amico della Società, ricorda l’avvenimento ed i nomi dei benemeriti: Giuseppe Oxilia, Ottavio Calabria, don Carlo Poggi, Antonio Robatto. Giuseppe e Luigi Tissoni, Lorenzo Spotorno, Ottavia Poggi, Giovanni Sugliani, Flaminio Becchi, Bernardo Manara e la Banca Piccolo Credito Savonese.
Il progetto, redatto dall’ingegnere Marcello Campora, prevedeva, oltre la ricostruzione della cubatura andata distrutta nei fatti bellici ed il restauro della parte sinistrata. anche un ampliamento dei locali.
Il contributo statale fu di quasi dieci milioni e la pratica, durata nove anni, richiese infiniti carteggi e ripetuti viaggi a Roma.
Più confortante è ricordare lo slancio con cui i Soci e la cittadinanza concorsero alla realizzazione dell’opera, costata complessivamente 43 milioni oltre le prestazioni gratuite di tanti Soci.
Avuta l’autorizzazione comunale nel gennaio 1951. il 9 maggio 1954 fu inaugurato il corpo centrale e nel maggio 1956 fu terminata la parte verso via Berlingeri. mentre il corpo su via Roma, comprendente il teatro del Pozzetto fu compiuto nel maggio 1957.
Accanto al Presidente Antonio Robatto. vanno ricordati altri cari amici che seguirono la ricostruzione della sede quali Angelo Venturino, Stefano Minuto, Giacomo Reynero, Attilio Castellaro.
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